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Paris: l’homme à la page.

I nostri cugini parigini presentano un uomo dalle diverse anime: dal gentleman che veste sartoriale al boy che indossa la gonna e gli stivali al ginocchio

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A Parigi l’uomo ha soddisfatto qualsiasi espressione creativa. E’ andata in scena l’originalità ma anche la classe. Dal 14 al 18 gennaio hanno sfilato nella capitale francese le proposte della prossima stagione contraddistinte dalla presenza di designers di origine orientale. Da sempre il loro stile è sinonimo di fascino esotico e lontano che a noi occidentali fa sempre un po’ sognare.

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Il maestro Yohji Yamamoto ha influenzato notevolmente l’alta moda e ha collaborato con artisti di vario genere tanto che, ad omaggiare il suo talento, gli è stata dedicata una pellicola diretta da Wim Wenders. Per il prossimo inverno Yamamoto ha disegnato outfits dalle linee pulite e dai colori intensi che animano i tessuti. Il protagonista della sua sfilata è un poeta maledetto che indossa giacche over per uno stile finto disordinato ma perfetto.

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Da Issey Miyake il design è mixato al colore. La sua è un eleganza decontratta, tipica dell’estetica giapponese che si unisce ad uno stile metropolitano con pantaloni alla caviglia morbidi e plissettati. L’insieme risulta minimale come solo i giapponesi sanno fare. Le  sneakers  e i calzini in evidenza, già visti sulle passerelle in questi giorni, aggiungono alla collezione una certa praticità. Alla Ville Lumiere l’eleganza non si è fatta attendere, è apparsa sulle passerelle di Yven Saint Laurent.

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Stefano Pilati ha disegnato, con abile maestria, pantaloni di differenti vestibilità dai più asciutti ai più comodi con cavallo basso e vita alta; interessante la presenza della pelle in una collezione composta da doppiopetti, gilet e capispalla con collo in pelliccia, indossati da un perfetto damerino metropolitano. La palette dei colori è intrisa di tonalità assolute come il nero, il grigio e il blu. A rendere ancora più sofisticata la collezione dell’italiano trasferitosi in Francia, gli accessori che si arricchiscono di dettagli preziosi come le fibbie di metallo sulle scarpe, per un insieme davvero molto raffinato. Stile ricercato anche per Luis Vuitton. Il geniale Marc Jacobs, seduto tra il pubblico in prima fila, ha ammirato le creature del collega, il designer anglosassone a cui è affidata la linea maschile della Maison, Kim Jones.  E’ stato uno sfoggio di eleganza grazie a maglioni dalle fantasie.

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geometriche intervallate da completi classici accompagnati da capispalla importanti come il cappotto color cammello. Sembra essere uscito da una pellicola cinematografica l’uomo di Vuitton per sedurre le signore. Ma mai come in questa stagione sulle passerelle italiane e francesi gli accessori hanno fatto la parte del leone testimoniando la cura nella ricerca e nei materiali. La borsa, pronta per diventare un must, è stata la protagonista assoluta; notoriamente indispensabile per le donne, negli in ultimi tempi, necessaria anche ai signori uomini; ecco dunque sfilare porta iPad, ventiquattrore, bauletti dall’aria retrò e grandi shopping bag.  C’è solo da sperare di non fare tanta fatica a trovare le chiavi! Viktor & Rolf hanno continuato a cavalcare l’onda del classico che non tramonta mai.

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Sicuri di far centro hanno mostrato un uomo che abita in luoghi freddi ed indossa maglie e giacconi dalle spalle importanti, colbacchi in pelliccia e guanti in pelle. Alterna completi da temperature polari ad eleganti giacche da smoking in seta abbinati a pantaloni in nappa. Durante il defilè hanno sucitato ammirazione  i cappotti in alpaca,i parka in nylon di cotone e il trench, decisamente capo basic, che non deve mancare mai nel guardaroba maschile. Un mix di maglioni e capispalla in stile militare anche per le proposte del belga Dries Van Notes, declinate in una variante estrosa con tessuti stampati abbinati a capi dalle cromie decise come il bianco e il nero.

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A stemperare le linee severe dei paltò l’atmosfera da atelier dove alcuni pittori sono stati chiamati a dipingere immacolate pareti. Dal monsieur che viene dal freddo e non nasconde il proprio interesse per l’arte al marinaio di Christian Lacroix pronto a salpare per le mete più fashion. La sfilata del designer francese ha mostrato in passerella divertenti cappelli alla marinara con la scritta ‘Paris’, difficile levarsela dalla testa!

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L’enfant terrible della rivoluzione francese, Jean Paul Gaultier, calca la mano proponendo una collezione estrosa e un po’ eccessiva. Tessuti lucidi stampati simili ai walls delle metropoli americane movimentano giacche e pantaloni. Accessori come gli stivaletti da biker e i cappelli da gangster rendono lo show più rock. La mente creativa dello stilista non si ferma qui ma va oltre, porta in passerella un uomo che indossa lunghe gonne sui pantaloni. Gaultier non è nuovo a tali proposte,

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nelle sue collezioni passate ha reso popolare anche il kilt per i maschietti. Il gioco dell’ambiguità si è amplificato per la scelta di far sfilare Andrej Pejic. Il modello androgino ha fatto già tanto parlare di sé dopo aver indossato un push up per una nota campagna pubblicitaria. Fa riflettere Gaultier per la sua passerella-spettacolo ma anche per il suo contenuto, in cui l’uomo è protagonista di una metamorfosi sociale e forse morale. Givenchy aderisce alla stessa filosofia: il suo maschio indossa la gonna abbinata a stivaletti stringati, i suoi modelli sfoggiano ampi e caldi maglioni e sfilano con diversi piercing al naso. Retaggi di civiltà, usi e costumi lontani da noi. Che Parigi abbia voglia di colonizzare territori ancora sconosciuti?  Il desiderio di stupire c’è e di puntare a nuovi mercati.

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I francesi hanno osato e nel contempo non hanno scontentano nessuno con proposte di notevole eleganza, perché in un periodo di estrema confusione è necessario puntualizzare che lo stile è una cosa seria.

“Pubblicato in esclusiva su L’Indrowww.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”.

#PAINTMYSHOPPING

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